The kitchen

Per gentile concessione Ufficio Stampa: The Kitchen Company - Video promo

Una “wooden O” non può contenere immensi campi di battaglia e il drammaturgo deve fare appello a “the brightest heaven of invention” per rappresentare spazi infiniti e raccontare “into an hour-glass” gli eventi di lunghi anni. Nell’Enrico V shakespeariano è il Coro ad assolvere tale funzione. Versi che, in questa commedia, riecheggiano nelle parole del cuoco Peter, quando invita i colleghi a raccontare un sogno, a immaginare che la cucina, in cui trascorrono intere giornate, sia qualcosa di diverso.
L’azione, infatti, si svolge tra i fornelli di un noto ristorante londinese, nell’ottica di Arnold Wesker per il quale il mondo è una cucina, alla stregua del mondo come palcoscenico nella visione del Bardo.
Ad animare quello spazio ristretto i movimenti frenetici e ripetitivi di ben 32 figure: 14 cuochi, 12 cameriere, 1 cameriere, 3 lavapiatti, il proprietario del ristorante e un vagabondo che si intrufola alla ricerca di cibo.
Vi si rappresentano i sentimenti più disparati: l’odio razziale, l’invidia, l’avarizia, l’amore, l’insoddisfazione, mista alla rassegnazione del vivere quotidiano e alla speranza in un futuro migliore. Sfruttando l’universalità dell’arte, si affrontano problemi molto attuali, palesemente irrisolti nel lungo arco temporale che ci separa dalla collocazione storica dell’opera (il 1950). Pena di morte, sicurezza sul lavoro, controlli di qualità del cibo, abusi sessuali, assenteismo, alcolismo, povertà e lotta di classe sono alcuni dei temi che si rincorrono in un concentrato di ridondante moralismo per poi risolversi in un epilogo troppo frettoloso e un po’ favoleggiante con il proprietario che, da personaggio avido e indifferente alle problematiche dei suoi dipendenti, sembra volersi redimere all’improvviso, urlando che vuole imparare dai suoi errori.

Per gentile concessione Ufficio Stampa: The Kitchen Company

Rappresentata con successo da 50 anni, la commedia ha il suo punto di forza proprio in The Kitchen Company, la cui nascita è stata fortemente voluta dal produttore e regista Massimo Chiesa con l’intento di formare un teatro stabile che servisse da palestra per quegli attori meritevoli, usciti da vere scuole di recitazione, ma destinati a lunghe gavette, in bilico tra precarietà e disoccuppazione, in questo brutto mondo dove la televisione regala notorietà immediata a ragazzini capricciosi e perlopiù poco talentuosi.
Gli attori di TKC, invece, pur essendo molto giovani (24 anni di media), sono veri professionisti, diplomati all’Accademia Silvio D’Amico e davvero molto, molto bravi: mimica straordinaria e ottima capacità di interpretare i sentimenti dei personaggi.

Nella scorsa stagione il debutto nazionale al Politeama Genovese. Nel 2009 lo spettacolo è stato già rappresentato al Teatro Nuovo di Milano ed è attualmente in tournée a Roma: al Teatro Italia fino al 1 novembre.
Per le altre date consultare il calendario.

Elisa Del Moro

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