Come l’acqua per il cioccolato
Un’assurda tradizione messicana impone alla figlia minore di non sposarsi per accudire la madre.
Gli anni sono quelli tempestosi del primo Novecento, con il popolo, al seguito di Pancho Villa, in rivolta contro il dittatore José Porfirio Diaz. Nel ranch di Piedras Negras, lambito dalle acque del Rio Grande, Tita, terza e ultima di tre figlie che, neonata, resta “senza padre e senza latte”, viene affidata alle amorevoli cure di Nacha, la governante e con lei cresce in cucina, divenendo un’esperta cuoca.
I problemi sorgono quando Tita, ormai adolescente, incontra lo sguardo di Pedro e inizia a provare sensazioni… un po’ come quando il bignè viene a contatto con l’olio bollente. Pedro, innamorato di lei, chiede la sua mano, ma l’autoritaria Elena, madre di Tita, rifiuta, proponendogli, invece, Rosaura, di soli due anni più grande. Questi, pur di stare vicino alla sua amata, accetta.
Ogni contatto fisico tra i due è contrastato dalla madre e quindi Tita, vera maestra nell’arte culinaria, escogita un mezzo per comunicare con l’amato: la preparazione di piatti che hanno il potere magico di trasmettere i suoi sentimenti, siano essi di estrema tristezza (come quando tutti gli invitati al matrimonio della sorella Rosaura finiscono per piangere, solo perché lei aveva versato lacrime nell’impasto del dolce) o incredibilmente sensuali, come le quaglie ai petali di rosa, preparate con quei fiori, regalati da Pedro, che la madre le ordina di buttare.
Anche Gertrude, la sorella maggiore, nata da una relazione extraconiugale della madre, viene colta da passione improvvisa e fugge nuda, a cavallo, con un rivoltoso.
La situazione diventa sempre più complicata con l’arrivo di Roberto, figlio di Rosaura che verrà nutrito di nascosto dal latte, generato dal “seno vergine” di Tita. La madre sempre più sospettosa allontana Pedro, Rosaura e il piccolo nipote, che morirà poco dopo, allergico ad ogni tipo di cibo.
Sconvolta dalla morte delpiccolo, Tita si rivolta contro la fredda genitrice e va a vivere in Texas, dove John, loro medico di famiglia, si innamora di lei e, almeno inizialmente lei accetta di sposarlo. La vicenda precipita con la morte dell’autoritaria Elena e il ritorno di tutti al ranch, in occasione del funerale. Qui Rosaura dà alla luce un’altra bimba, Esperanza, ma diventa sempre più gelosa di Tita fin quando morirà anche lei per strani disturbi corporali.
Tita e Pedro sono finalmente liberi di manifestare il loro amore, ma nell’amplesso finale, coronato su un talamo circondato da candele, Pedro muore e Tita con lui, attizzando un incendio alla loro capanna.
Il film si conclude con la figura della pronipote di Tita, che aveva anche dato inizio alla sua storia, celebrandone l’abilità culinaria e, intervenendo, di tanto in tanto come narratore fuori campo.
Il film, del 1992, è tratto dal romanzo in dodici capitoli, di poco antecedente (1989) di Laura Esquivel che ne ha curato anche la sceneggiatura, mentre la regia è del marito Alfonso Arau.
Il libro, il cui titolo originale è Dolce come il cioccolato, è decisamente superiore alla versione cinematografica, come solitamente accade. Il film si perde, a nostro avviso, in effetti più adatti al genere di fantascienza che, a volte, rendono la storia ridicola.
Elisa Del Moro



