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	<title>La Revue Gourmet</title>
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	<description>...d'arte e sapori</description>
	<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 00:14:26 +0000</pubDate>
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		<title>Pâtisserie floreale</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 01:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<category><![CDATA[Paolo Lattuada]]></category>

		<category><![CDATA[pâtisserie floreale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p class="justify"><img src="/wp-content/images/marzo2009/rosa_lattuada.jpg" class="left" />Per il mio compleanno, visto che ero fuori Milano, un caro amico mi disse che avrebbe lasciato un pacco (pieno di delizie) presso il suo fioraio di fiducia, <em>"il pi&#249; bello della citt&#224;"</em>, cos&#236;, al mio ritorno, avrei potuto ritirarlo. Indirizzo alla mano, mi reco sul posto, percorro via Molino delle Armi in un senso e nell'altro, prestando attenzione al civico, ma del fioraio nemmeno l'ombra. Ormai &#232; tardi, quindi rimando il tentativo, dopo aver sentito il mio amico che mi conferma l'indirizzo.<br />
Ora, dovete sapere che Milano sembra una sorta di utopica Belfast, quella citt&#224; <em>where the streets have no name</em> auspicata da Bono Vox degli U2: in realt&#224; qui le strade il nome ce l'hanno, ma gli esercizi commerciali sono privi di numero civico, forse per evitare che si possa risalire agli introiti dei commercianti, alla stregua di quanto accade in Irlanda del Nord.<br />
La seconda volta che vado stessa storia: non trovo il fioraio, ma preferisco chiedere e, dopo istruzioni un po' vaghe, individuo il negozio...e capisco perch&#233; mi fosse sfuggito: quello di Paolo Lattuata &#232; ben diverso dai fiorai cui sono abituata, quelli con i fiori belli in mostra, appunto. Questo, raffinato ed elegante fin dall'ingresso, somiglia pi&#249; ad uno spazio per arredamento d'interni, o per esterni, visto che le piante ci sono (e che piante!), ma non in vetrina. Entrando colpisce la cura dei particolari: il pavimento a listoni, un grande bancone di legno scuro, specchi, aiuole, tante piante e frutti strani. Uno attira la mia attenzione, sembra un fava tonka...Paolo Lattuada smentisce, ma dice che c'&#232; anche quella. Nell'aria profumo di vita...vegetale, una vera e propria <em>boutique del fiore</em>. <a href="http://www.revuegourmet.com/?p=118">Continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/marzo2009/rosa_lattuada.jpg" class="left" />Per il mio compleanno, visto che ero fuori Milano, un caro amico mi disse che avrebbe lasciato un pacco (pieno di delizie) presso il suo fioraio di fiducia, <em>&#8220;il pi&ugrave; bello della citt&agrave;&#8221;</em>, cos&igrave;, al mio ritorno, avrei potuto ritirarlo. Indirizzo alla mano, mi reco sul posto, percorro via Molino delle Armi in un senso e nell&#8217;altro, prestando attenzione al civico, ma del fioraio nemmeno l&#8217;ombra. Ormai &egrave; tardi, quindi rimando il tentativo, dopo aver sentito il mio amico che mi conferma l&#8217;indirizzo.<br />
Ora, dovete sapere che Milano sembra una sorta di utopica Belfast, quella citt&agrave; <em>where the streets have no name</em> auspicata da Bono Vox degli U2: in realt&agrave; qui le strade il nome ce l&#8217;hanno, ma gli esercizi commerciali sono privi di numero civico, forse per evitare che si possa risalire agli introiti dei commercianti, alla stregua di quanto accade in Irlanda del Nord.<br />
La seconda volta che vado stessa storia: non trovo il fioraio, ma preferisco chiedere e, dopo istruzioni un po&#8217; vaghe, individuo il negozio&#8230;e capisco perch&eacute; mi fosse sfuggito: quello di Paolo Lattuata &egrave; ben diverso dai fiorai cui sono abituata, quelli con i fiori belli in mostra, appunto. Questo, raffinato ed elegante fin dall&#8217;ingresso, somiglia pi&ugrave; ad uno spazio per arredamento d&#8217;interni, o per esterni, visto che le piante ci sono (e che piante!), ma non in vetrina. Entrando colpisce la cura dei particolari: il pavimento a listoni, un grande bancone di legno scuro, specchi, aiuole, tante piante e frutti strani. Uno attira la mia attenzione, sembra un fava tonka&#8230;Paolo Lattuada smentisce, ma dice che c&#8217;&egrave; anche quella. Nell&#8217;aria profumo di vita&#8230;vegetale, una vera e propria <em>boutique del fiore</em>.<br />
Ritiro il mio pacco e scopro che il mio amico mi ha riservato anche una bella rosa, confezionata a guisa di dolcetto: Paolo &egrave; sicuramente un artista, con una grande esperienza in campo botanico, un poetico giardiniere che vanta un portfolio di nomi affermati in vari settori, per i quali ha arredato spazi verdi con uno stile personalissimo.<br />
Tra le sue creazioni anche le <em>p&acirc;tisseries</em>, sopraffine confezioni che quasi inducono all&#8217;assaggio. Fatevi un giro sul sito, alla voce &#8220;LE EMOZIONI&#8221; e vedrete di cosa &egrave; capace. <br />Consigliate ai signori che vogliono stupire le proprie donne&#8230;anche se il &#8220;banale&#8221; mazzo di rose rosse ha sempre il suo perch&eacute;.</p>
<p>Paolo Lattuada<br />
Via Molino delle Armi, 19<br />
20123 Milano<br />
tel/fax 0258305078<br />
<a href="http://www.paololattuada.it" target="_blank">www.paololattuada.it</a><br />
<a href="mailto:info@paololattuada.it">info@paololattuada.it</a><br />
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		<title>The kitchen</title>
		<link>http://www.revuegourmet.com/?p=901</link>
		<comments>http://www.revuegourmet.com/?p=901#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 13:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Assaggi di teatro]]></category>

		<category><![CDATA[Accademia Silvio D'Amico]]></category>

		<category><![CDATA[Arnold Wesker]]></category>

		<category><![CDATA[Massimo Chiesa]]></category>

		<category><![CDATA[Teatro Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Teatro Nuovo]]></category>

		<category><![CDATA[The kitchen]]></category>

		<category><![CDATA[The Kitchen Company]]></category>

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		<description><![CDATA[Una <em>"wooden O"</em> non pu&#242; contenere immensi campi di battaglia e il drammaturgo deve fare appello a <em>"the brightest heaven of invention"</em> per rappresentare spazi infiniti e raccontare <em>"into an hour-glass"</em> gli eventi di lunghi anni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="The kitchen" src="/wp-content/images/teatro/thekitchen620.jpg" alt="" /></p>
<p class="didascalia">Per gentile concessione Ufficio Stampa: <a href="http://www.thekitchencompany.it/index.php" target="_blank">The Kitchen Company</a> - <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hiZQNRhSmwY" target="_blank">Video promo</a></p>
<p>Una <em>&#8220;wooden O&#8221;</em> non può contenere immensi campi di battaglia e il drammaturgo deve fare appello a <em>&#8220;the brightest heaven of invention&#8221;</em> per rappresentare spazi infiniti e raccontare <em>&#8220;into an hour-glass&#8221;</em> gli eventi di lunghi anni. Nell&#8217;Enrico V shakespeariano è il Coro ad assolvere tale funzione. Versi che, in questa commedia, riecheggiano nelle parole del cuoco Peter, quando invita i colleghi a raccontare un sogno, a immaginare che la cucina, in cui trascorrono intere giornate, sia qualcosa di diverso.<br />
L&#8217;azione, infatti, si svolge tra i fornelli di un noto ristorante londinese, nell&#8217;ottica di Arnold Wesker per il quale <em>il mondo è una cucina</em>, alla stregua del <em>mondo come palcoscenico</em> nella visione del Bardo.<br />
Ad animare quello spazio ristretto i movimenti frenetici e ripetitivi di ben 32 figure: 14 cuochi, 12 cameriere, 1 cameriere, 3 lavapiatti, il proprietario del ristorante e un vagabondo che si intrufola alla ricerca di cibo.<br />
Vi si rappresentano i sentimenti più disparati: l&#8217;odio razziale, l&#8217;invidia, l&#8217;avarizia, l&#8217;amore, l&#8217;insoddisfazione, mista alla rassegnazione del vivere quotidiano e alla speranza in un futuro migliore. Sfruttando l&#8217;universalità dell&#8217;arte, si affrontano problemi molto attuali, palesemente irrisolti nel lungo arco temporale che ci separa dalla collocazione storica dell&#8217;opera (il 1950). Pena di morte, sicurezza sul lavoro, controlli di qualità del cibo, abusi sessuali, assenteismo, alcolismo, povertà e lotta di classe sono alcuni dei temi che si rincorrono in un concentrato di ridondante moralismo per poi risolversi in un epilogo troppo frettoloso e un po&#8217; favoleggiante con il proprietario che, da personaggio avido e indifferente alle problematiche dei suoi dipendenti, sembra volersi redimere all&#8217;improvviso, urlando che vuole imparare dai suoi errori.</p>
<p><img title="The kitchen" src="/wp-content/images/teatro/kitchen13.jpg" alt="" /></p>
<p class="didascalia">Per gentile concessione Ufficio Stampa: <a href="http://www.thekitchencompany.it/index.php" target="_blank">The Kitchen Company</a></p>
<p>Rappresentata con successo da 50 anni, la commedia ha il suo punto di forza proprio in <a href="http://www.thekitchencompany.it/index.php" target="_blank">The Kitchen Company</a>, la cui nascita è stata fortemente voluta dal produttore e regista Massimo Chiesa con l&#8217;intento di formare un teatro stabile che servisse da palestra per quegli attori meritevoli, usciti da vere scuole di recitazione, ma destinati a lunghe gavette, in bilico tra precarietà e disoccuppazione, in questo brutto mondo dove la televisione regala notorietà immediata a ragazzini capricciosi e perlopiù poco talentuosi.<br />
Gli attori di TKC, invece, pur essendo molto giovani (24 anni di media), sono veri professionisti, diplomati all&#8217;Accademia Silvio D&#8217;Amico e davvero molto, molto bravi: mimica straordinaria e ottima capacità di interpretare i sentimenti dei personaggi.</p>
<p>Nella scorsa stagione il debutto nazionale al <a href="http://www.politeamagenovese.it/" target="_blank">Politeama Genovese</a>. Nel 2009 lo spettacolo è stato già rappresentato al <a href="http://www.teatronuovo.it/" target="_blank">Teatro Nuovo</a> di Milano ed è attualmente in tournée a Roma: al <a href="http://www.teatroitalia.info/" target="_blank">Teatro Italia</a> fino al 1 novembre.<br />
Per le altre date consultare il <a href="http://www.thekitchencompany.it/articolo.php?idsezione=4&amp;idarticolo=5" target="_blank">calendario</a>.</p>
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		<title>Maggio 2009</title>
		<link>http://www.revuegourmet.com/?p=721</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>

		<category><![CDATA[filari]]></category>

		<category><![CDATA[fragole]]></category>

		<category><![CDATA[Franco Ziliani]]></category>

		<category><![CDATA[rose]]></category>

		<category><![CDATA[rose davanti ai filari]]></category>

		<category><![CDATA[vigneti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="justify"><img src="/wp-content/images/thumbnails/rose_erbusco.jpg" class="left" />
Maggio è un mese particolare, è tempo di compleanni, resoconti e malinconia, un po' come a fine anno, quando l'idea della conclusione ci fa riflettere su quanto è stato fatto e quanto è sfuggito.<br />
L'inizio della mia vita l'ho vissuto piangendo, come qualsiasi creatura, ma non c'è memoria di quell'istante, come invece delle lacrime versate in seguito, del dolore che sembra strapparti il cuore, ma anche degl'attimi di felicità intensa che cancellano ogni pena. A tirare le somme del tempo che passa, ci si accorge che manca sempre un tassello a rendere perfetto il mosaico variegato della vita, egoisti come siamo... e, a ridimensionare il tutto, eventi improvvisi, di un'energia incontrollabile che, in un attimo, spazza via passato, presente e futuro.<br />
Quest'anno i miei pensieri sono tutti per l'<strong>Abruzzo</strong>, terra in cui sono concentrati i ricordi di una vita, a cui devo la serenità della mia anima, l'allegria di notti gonfie di stelle, di flebili lucciole e del frinir dei grilli.<br />
Di recente mi sono trovata nel bel mezzo di discorsi sul futuro di questa regione per ciò che riguarda le manifestazioni che, negli ultimi anni, l'hanno portata a farsi notare rispetto a quelle "sorelle" che, forse, hanno dei vantaggi in termini di investimenti, ma che sono carenti di spazi incontaminati, di paesaggi multiformi e di cibi genuini. <a href="http://www.revuegourmet.com/?p=721&#038;preview=true">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/thumbnails/rose_erbusco.jpg" class="left" /><br />
Maggio è un mese particolare, è tempo di compleanni, resoconti e malinconia, un po&#8217; come a fine anno, quando l&#8217;idea della conclusione ci fa riflettere su quanto è stato fatto e quanto è sfuggito.<br />
L&#8217;inizio della mia vita l&#8217;ho vissuto piangendo, come qualsiasi creatura, ma non c&#8217;è memoria di quell&#8217;istante, come invece delle lacrime versate in seguito, del dolore che sembra strapparti il cuore, ma anche degl&#8217;attimi di felicità intensa che cancellano ogni pena. A tirare le somme del tempo che passa, ci si accorge che manca sempre un tassello a rendere perfetto il mosaico variegato della vita, egoisti come siamo&#8230; e, a ridimensionare il tutto, eventi improvvisi, di un&#8217;energia incontrollabile che, in un attimo, spazza via passato, presente e futuro.<br />
Quest&#8217;anno i miei pensieri sono tutti per l&#8217;<strong>Abruzzo</strong>, terra in cui sono concentrati i ricordi di una vita, a cui devo la serenità della mia anima, l&#8217;allegria di notti gonfie di stelle, di flebili lucciole e del frinir dei grilli.<br />
Di recente mi sono trovata nel bel mezzo di discorsi sul futuro di questa regione per ciò che riguarda le manifestazioni che, negli ultimi anni, l&#8217;hanno portata a farsi notare rispetto a quelle &#8220;sorelle&#8221; che, forse, hanno dei vantaggi in termini di investimenti, ma che sono carenti di spazi incontaminati, di paesaggi multiformi e di cibi genuini. Qualcuno sosteneva che per almeno un anno sarà tutto fermo, ma io non sono d&#8217;accordo perché è sul turismo enogastronomico che l&#8217;<strong>Abruzzo</strong> fonda gran parte della propria economia. Calare il sipario significherebbe arrendersi. &Egrave; comprensibile che molti abruzzesi abbiano delle priorità imprescindibili adesso, ma siamo noi che non dobbiamo dimenticarli. Confido poco in uno Stato che si dimostra lento in ogni situazione di seria importanza, ma credo nella tempra di quelle genti consapevoli che non si deve aspettare. I friulani non l&#8217;hanno fatto. Qualche giorno fa, al telefono, ho appreso che gli abruzzesi stanno riprendendo le attività e ho sorriso, forse avevo ragione io: mi son detta che <em>buon sangue non mente</em>, ripensando ai miei nonni che vissero un altro terremoto disastroso e che si sono sempre rimboccati le maniche, come i miei genitori del resto, come tutte le persone che conosco, abruzzesi forti e gentili.<br />
Un nuovo inizio, quindi, per loro e per me. Nessun resoconto. Sarà mese di <strong>fragole</strong> dolci e succose, uno dei frutti più belli a vedersi, piccoli cuori pieni d&#8217;amore. E sarà tempo di <strong>rose</strong> come quelle che, <a href="http://www.lecuriositagolose.it/fiore-di-maggio/" target="_blank">racconta mia madre</a>, accolsero, con il loro profumo, il mio ingresso in casa. Chissà se è questo il motivo che me le fa prediligere tra tutti i fiori. Regine dei giardini, adornano anche i filari delle viti, un uso che arriva dalla Francia, che è motivo d&#8217;eleganza, ma ha ragion d&#8217;essere nella difesa della vite stessa, poiché i parassiti le attaccano con qualche giorno in anticipo, cos&igrave; il viticoltore ha tempo di correre ai ripari.<br />
La foto è stata scattata qualche anno fa durante una visita a <a href="http://www.cadelbosco.com/" target="_blank">Ca&#8217; del Bosco (Erbusco)</a> in compagnia di un <a href="http://vinoalvino.org/" target="_blank">maestro del vino</a> e di altri appassionati amanti.</p>
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		<title>Gelée e granita di fragole</title>
		<link>http://www.revuegourmet.com/?p=734</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>

		<category><![CDATA[fragole]]></category>

		<category><![CDATA[gelatina di fragole]]></category>

		<category><![CDATA[gelée di fragole]]></category>

		<category><![CDATA[granita di fragole]]></category>

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		<description><![CDATA[A maggio è la fragola la regina della tavola: succosa e saporita come non mai, ben si presta alla preparazione di ogni tipo di dessert.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/05_2009/geleefragole.jpg" class="left" />Ai nostri giorni non ci meravigliamo pi&ugrave; se nei supermercati troviamo frutta e ortaggi fuori stagione, importati chiss&agrave; da dove. Ultimamente, però, sta sempre più prendendo piede la filosofia del <em>chilometro zero</em> che io condivido, ma senza esagerare, nel senso che se dovessi aderivi con rigore, non dovrei pi&ugrave; mangiare banane, manghi, avocadi, etc. So bene che i frutti esotici, che qui arrivano sempre acerbi, hanno solo lontanamente il sapore di quelli maturati sulla pianta, ma non voglio comunque rinunciarvi. Per&ograve;, ecco, le fragole ci appartengono e se le compri in dicembre, non sanno proprio di nulla. Meglio aspettare maggio e allora sì che compenso la privazione, facendone incetta e preparandole in ogni modo. <br />
Sarebbero da mangiare appena lavate per sfruttarne tutti i principi nutritivi, meglio evitare le macedonie che ne ridurrebbero il contenuto in vitamine, anche se qualcuna, ridotta a fettine, rende deliziosa l&#8217;insalata. Non parliamo delle bavaresi, dei gelati, delle coulis, delle crepes con un po&#8217; di crema (le preferisco con crema pasticcera piuttosto che con panna).</p>
<p>Qui ne ho fatto un aspic allo Champagne e, poiché ne erano avanzate, una granita un po&#8217;&#8230; gelatinosa.</p>
<h4>Ingredienti (per 6-8 persone)</h4>
<ul>
<li>600 g di fragole <strong>*</strong></li>
<li>300 ml di Champagne <strong>*</strong></li>
<li>300 ml di acqua</li>
<li>70 g di zucchero</li>
<li>20-25 g di gelatina in fogli</li>
<li>un pezzetto di cannella</li>
</ul>
<p></p>
<h4>Preparazione</h4>
<p>Lavate le fragole in acqua ghiacciata; scolarle e tamponare delicatamente con un canovaccio. Tagliarle a <a href="http://www.revuegourmet.com/?page_id=2" target="_blank">mirepoix</a>.<br />
Portare a ebollizione l&#8217;acqua con  la cannella e lo zucchero che si dovrà sciogliere completamente. Togliere dal fuoco e incorporare la gelatina che in precedenza avrete ammorbidito in acqua fredda. Mescolate fino a totale scioglimento. Far raffreddare, filtrare e incorporare lo Champagne.<br />
Disporre un po&#8217; di fragole in bicchierini e ricoprire con la gelatina: i frutti verranno a galla, lasciando alla base uno strato limpido di gelatina. Mettete in frigo e lasciate solidificare. Terminate il riempimento dei bicchieri con fragole e gelatina e tenete in frigo anche per una notte.</p>
<p>Con le fragole che mi sono avanzate ho preparato una coulis: frullate le fragole con un po&#8217; di zucchero (a piacimento, non è calcolato tra gli ingredienti) e passate al setaccio. Aggiungete la gelatina (a piacimento anche questa, in base alla vostra preferenza per la frutta piuttosto che per lo Champagne o viceversa) e mettete in freezer, mantecando di tanto in tanto. La consistenza gelatinosa della granita è molto gradevole, almeno per me.</p>
<p><strong>*</strong> Al posto dello Champagne potete usare dei passiti bianchi (Moscato di Pantelleria o Recioto di Soave) oppure dei vini aromatici, come il Gewurztraminer: in questo caso riducete lo zucchero. Al posto delle fragole potete usare dei frutti di bosco e usare degli stampini componendo dei veri e propri mosaici.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Neole o ferratelle</title>
		<link>http://www.revuegourmet.com/?p=752</link>
		<comments>http://www.revuegourmet.com/?p=752#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Regioni e tradizioni]]></category>

		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>

		<category><![CDATA[cucina regionale abruzzese]]></category>

		<category><![CDATA[ferratelle]]></category>

		<category><![CDATA[neole]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Francia e Belgio ricordano vagamente le gaffre che in Olanda diventano wafel, in UK e USA waffle o waffel, invece sono tipicamente abruzzesi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/05_2009/neole.jpg" class="left" /></p>
<p>Abruzzo, ancora Abruzzo! Sì, perché è con certe ricette che sono cresciuta.<br />
Le neole/nevole o ferratelle (anche qui, come per la <a href="http://www.revuegourmet.com/?p=494" target="_blank">pizza botata</a>, il nome cambia se ci si sposta di pochi chilometri) vengono preparate ancora da mia madre con l&#8217;apposito &#8220;ferro&#8221;, acquistabile dai venditori ambulanti presenti in ogni fiera paesana che si rispetti. Sono semplici e veloci e un impasto &#8220;rende&#8221; parecchio, soprattutto se, durante la preparazione, non ci sono io nei paraggi o il mio nipotino che ne è golosissimo.<br />
Ne esistono in due versioni: alte e morbide oppure, che è poi come si fanno a casa mia, sottili e croccanti. Quelle alte ricordano molto le gaffre francesi e belghe, che in Olanda prendono il nome di wafel, nel Regno Unito e negli U.S.A. di waffle o waffel.<br />
Si possono farcire con marmellata o Nutella, ma non è nostra abitudine, poiché sono molto, molto più buone con la farcia della mia mamma che prevede trito di noci, miele e succo d&#8217;arancia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Indispensabili</h4>
<ul class="recipe">
<li>il &#8220;ferro&#8221; che si vede in foto (ce ne sono anche di tondi)</li>
</ul>
<p></p>
<h4>Ingredienti (per circa 50 neole)</h4>
<ul>
<li>1 cucchiaio di zucchero</li>
<li>1 cucchiaio di olio</li>
<li>1 uovo</li>
<li>la buccia grattugiata di 1 limone</li>
<li>1 pizzico di sale</li>
<li>1 bustina di vaniglina</li>
<li>1 bicchierino di liquore a piacere (da escludere per i bimbi)</li>
<li>farina: quella che viene assorbita. L&#8217;impasto deve essere duro.</li>
</ul>
<p></p>
<h4>Preparazione</h4>
<p class="recipe">Riunite tutti gli ingredienti, in modo da ottenere un impasto bello duretto, ma elastico. Lasciate riposare una mezz&#8217;ora coperto. Trascorso il tempo formate delle palline che porrete al centro del &#8220;ferro&#8221;. Chiude le due piastre e scaldate sul fuoco (va bene anche il gas). Vanno lasciate pochissimo, soprattutto quando il ferro diventa rovente.</p>
<p><img src="/wp-content/images/05_2009/neolep.jpg" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio</title>
		<link>http://www.revuegourmet.com/?p=705</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Prodotti tipici]]></category>

		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>

		<category><![CDATA[lenticchie]]></category>

		<category><![CDATA[presidio Slowfood]]></category>

		<category><![CDATA[Santo Stefano di Sessanio]]></category>

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		<description><![CDATA[Piccola, ma molto saporita, &#232; una lenticchia antichissima che cresce esclusivamente sulle pendici incontaminate del Gran Sasso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/05_2009/sessanio_sisma.jpg"></p>
<p><a href="http://www.lecuriositagolose.it/wp-content/themes/laprimamela/images/sextantio/panorama.jpg" target="_blank">Santo Stefano di Sessanio</a> &egrave; un paesino incantato, di quelli che appartengono al mondo delle fiabe, con il principe, la principessa e un bel castello. &Egrave; considerato uno dei borghi pi&ugrave; belli d&#8217;Italia&#8230; <a href="http://www.lecuriositagolose.it/lass-dove-il-cielo-pi-blu/" target="_blank">io me ne innamorai subito</a> e la voglia di tornarci &egrave; sempre stata viva. Ora penso pi&ugrave; che mai ai miei monti, ai luoghi di tanti ricordi, spazzati via dalla forza di Gea. Qui la torre medicea, che dominava il paese, &egrave; crollata completamente e molti edifici sono stati danneggiati.<br />
La prima foto &egrave; stata scattata da me, nel luglio del 2007, in occasione di una gita spensierata. Le altre tre sono tratte dal sito di <a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/abruzzo-terremoto-a-laquila-i-danni-al-patrimonio-artistico-e-monumentale-2" target="_blank">Abruzzo Cultura</a> e mostrano la chiesa sul lago con il portico distrutto e il borgo privato del suo simbolo.</p>
<p>&Egrave; un&#8217;introduzione un po&#8217; sui generis per parlare di un prodotto tipico, ma vorrei che non si dimenticasse: non abbiamo alcun potere per le vite perse, ma si pu&ograve; fare tanto per restituire dignit&agrave; a una terra bellissima e alla sua gente.</p>
<p><img src="/wp-content/images/05_2009/lenticchieSessanio.jpg"></p>
<p>La lenticchia di Santo Stefano di Sessanio viene citata in documenti monastici risalenti all&#8217;anno 998. Non &egrave; una lenticchia qualsiasi, ma un biotipo preciso che cresce solo sulle pendici del Gran Sasso, nei territori incontaminati del Parco Nazionale, dove ha trovato un habitat ideale, fatto di inverni lunghi e rigidi - al termine dei quali, alla fine di marzo, vengono seminate - e di primavere brevi e fresche. I terreni calcarei sono perfetti per le lenticchie che non richiedono nemmeno grandi concimazioni. Diventano, invece, legumi impegnativi al momento della raccolta, realizzata tra la fine di luglio e la fine di agosto. Le lenticchie maturano in modo scalare e in tempi diversi, a secondo l’altitudine del campo. A volte trascorrono 15 giorni tra la falciatura, quasi sempre manuale, e la battitura: le piantine, se lasciate sul campo - prima accumulate in piccoli covoni e poi ammassate sotto la protezione di un telo - nutrono comunque i semi portandoli a maturazione.<br />
Spesso non è possibile usare la mietitrebbia perché i campi si trovano in zone impervie, ma soprattutto perché i legumi si sviluppano vicino al terreno e con la raccolta meccanizzata si perderebbe il 30-40% del prodotto. La raccolta avviene, quindi, come mille anni fa ed è molto faticosa. I produttori sono in prevalenza anziani e coltivano poche lenticchie, soprattutto per il consumo familiare. In più sono demotivati dal proliferare di un mercato di false lenticchie di Santo Stefano di Sessanio e così la produzione di quelle vere diminuisce di anno in anno.</p>
<p><strong>CARATTERISTICHE.</strong> &Egrave; piccola, ma molto saporita. Globosa, di colore marrone-rossiccio. Alcune coltivazioni si spingono fino a 1600 metri di altitudine, ma è intorno ai 1200 che danno i risultati migliori.<br />
Per le dimensioni ridotte e l&#8217;estrema permeabilità, le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio non necessitano di ammollo. <!-- Il modo migliore per apprezzarle è in zuppa: si coprono con acqua, cui si aggiungono spicchi d'aglio scamiciati, qualche foglia di alloro, sale, olio extravergine e si portano a leggera ebollizione, a pentola chiusa. Dopo una ventina di minuti o poco più, le lenticchie saranno cotte. La zuppa viene servita in modo semplice, con fette di pane bruscato e un generoso "giro" di buon olio extravergine d'oliva, come quello locale di Capestrano-Ofena.--></p>
<p><strong>PRESIDIO SLOW FOOD.</strong> &Egrave; sostenuto dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dalla Provincia di L’Aquila, dalla Comunità Montana Campo Imperatore-Piana di Navelli, dai Comuni di Barisciano, Calascio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio e Santo Stefano di Sessanio.<br />
L&#8217;obiettivo è la costituzione di un&#8217;associazione che riunisca tutti i produttori di lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, in modo da arrivare all&#8217;etichettatura e al controllo del raccolto, per garantire il consumatore da eventuali frodi e per aumentare le coltivazioni, in modo tale da creare possibilità di lavoro ed evitare l&#8217;emigrazione. </p>
<p><strong>ZONE DI PRODUZIONE.</strong> Santo Stefano di Sessanio, Barisciano, Calascio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio (tutti comuni in provincia di L&#8217;Aquila).</p>
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		<title>Miele della spiaggia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Oro colato]]></category>

		<category><![CDATA[elicriso]]></category>

		<category><![CDATA[miele]]></category>

		<category><![CDATA[miele della spiaggia]]></category>

		<category><![CDATA[miele millefiori]]></category>

		<category><![CDATA[miele toscano]]></category>

		<category><![CDATA[Parco naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Una finestra sul mare del litorale toscano: un miele che profuma di elicriso e di tutti i fiori che compongono la bella macchia mediterranea lucchese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/05_2009/miele_spiaggia.jpg" class="left" />Pane, burro e miele era un&#8217;alternativa delle mie merende infantili, in buona compagnia di pane, burro e zucchero, pane, acqua e zucchero, pane e marmellata (di quella fatta in casa), pane e olio, pane e pomodoro (allora, come ora, anche se la merenda &egrave; un mero ricordo, la mia preferita).<br />
Di mieli, ai tempi, ne conoscevo ben pochi: millefiori e acacia soprattutto. Crescendo, &egrave; nata una vera attrazione per il mondo delle api: mi piace ascoltarne il ronzio, ammirarle all&#8217;opera sui fiori e seguirle, con rinnovato stupore, addossate le une sulle altre, laboriose nelle varie attivit&agrave; dell&#8217;alveare. &Egrave; incredibile quanto siano organizzate e quanti alimenti, ricchissimi di principi nutrivi, riescano a produrre. Col tempo ho fatto largo uso di polline in granuli, di pappa reale e miele che ho cominciato a&#8230; collezionare. Tutta colpa del miele di ailanto, delicatissimo, assaggiato durante una fiera e mai pi&ugrave; trovato. Eppure l&#8217;ailanto, albero originario della Cina, &egrave; diffusissimo in Italia, anzi &egrave; un vero e proprio infestante, per via delle sostanze tossiche che rilasciano le radici, a scapito di qualsiasi forma di vegetazione che ne viene a contatto.<br />
&Egrave; da allora che ho cominciato ad acquistare mieli di ogni tipo che uso sia in cucina, sia per curare piccoli malesseri, sfruttando le propriet&agrave; distintive di ogni miele, che poi sono quelle dei fiori da cui le api hanno attinto il polline.</p>
<p>Il <strong>miele della spiaggia</strong> ha attirato la mia attenzione per via del nome: ne ho sentito parlare da Marina Sanvito dell&#8217;<a href="http://www.chocotravels.com/" target="_blank">Arte del cioccolato</a>, dove ho acquistato il mio vasetto. Da lei ho appreso le notizie che lo riguardano, ma anche da un <a href="http://www.adottalvearibio.com/">amico</a> che alle api dedica la sua vita e che mi racconta di aver portato questo miele in Germania, da alcuni suoi parenti: <em>&#171;Aprire quel vasetto &egrave; stato come aprire una finestra sul mare del litorale toscano: lo stesso profumo, la stessa emozione, un miracolo delle api. Gli oli essenziali dell&#8217;elicriso, con i quali le api si profumano zampette e addome, e poi immettono nel miele, ti invadono e ti ammaliano. Il miele fa questi miracoli. Ho visto commozione, turbamento, intenerimento sui volti dei miei familiari&#8230;&#187;</em></p>
<p>Il tratto di arenile che va dalla Marina di Levante (Viareggio) alla foce del Serchio, delimitato dal mare e dalla pineta costiera, nel Parco Naturale di San Rossore, prende il nome di <em>&#8220;Spiaggia della Macchia Lucchese&#8221;</em>. All&#8217;interno di quest&#8217;area trovano rifugio numerose piante tipiche degli ambienti dunali, in prevalenza l’elicriso. <br />
L&#8217;elicriso forma, durante il periodo di fioritura che va da maggio a luglio, abbondanti tappeti gialli che tappezzano tutto il litorale e, nonostante sia riconosciuto come specie non nettarifera e il suo polline si trovi nel miele in percentuali minime, la sua presenza è fondamentale per la produzione del <strong>miele di spiaggia</strong>: dagli alveari, dislocati sull&#8217;arenile e raggiungibili solo a piedi, protetti dalle dune naturali, in un ambiente incontaminato e ricco di vegetazione tipica dell&#8217;area mediterranea, le api sciamano riuscendo a raccogliere dall&#8217;elicriso le microscopiche gocce di olio essenziale, quello che regala al miele il suo inconfondibile aroma oltre al poco nettare che le altre piante della spiaggia come il camuciolo, il vergadoro delle sabbie, etc. mettono a loro disposizione. </p>
<p>Sapore e profumo sono intensi e ricordano le spiagge selvagge e intatte dei litorali mediterranei. Per via delle fragranze cos&igrave; decise, &egrave; un miele che poco si adatta all’utilizzo come ingrediente ed è preferibile gustarlo da solo, spalmato sul pane o in abbinamento a formaggi di qualsiasi tipo e stagionatura.<br />
&Egrave; un miele pregiato, biologico, tra i più rari presenti sul mercato: ne vengono prodotti solo cinque quintali l’anno tra i diversi produttori. </p>
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		<title>Five roses</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa e Alessandra Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In cantina]]></category>

		<category><![CDATA[Five roses]]></category>

		<category><![CDATA[Leone De Castris]]></category>

		<category><![CDATA[rosati d'Italia]]></category>

		<category><![CDATA[vini rosati]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nome evoca una contrada nel feudo di Salice Salentino. &#200; il 1943 e il Five Roses viene imbottigliato e commercializzato: &#232; il primo rosato d'Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/05_2009/5_roses.jpg"></p>
<p>La storia di questa cantina ha inizio nell&#8217;anno 1665 ad opera del Duca Oronzo Arcangelo Maria Francesco Conte di Lemos (nipote di Ferrante e Francisco, entrambi viceré spagnoli in Italia) che ben comprese il valore della fertile terra salentina tanto che, dopo aver venduto alcuni possedimenti in Spagna, investì proprio lì il ricavato.<br />
Il Duca diventò proprietario di ben cinquemila ettari, sui quali impiantò vitigni, ulivi e grano. <br />
Agli inizi dell&#8217;800 l&#8217;azienda vinicola inizia ad esportare vino greggio negli Stati Uniti, in Germania e in Francia. Nel 1925 Piero e Lisetta Leone de Castris rinnovano i vigneti e le tecnologie, iniziano l&#8217;imbottigliamento e legano il loro nome al prodotto. Salvatore, loro figlio e Cavaliere del Lavoro, rafforza la presenza dell&#8217;azienda a livello internazionale. Da alcuni anni è diretta dal figlio Piernicola.<br />
La Cantina presenta una variegata gamma di prodotti: vini rossi, bianchi, rosati DOC (Salice Salentino, Locorotondo, Copertino, Primitivo di Manduria), interessanti vini IGT Salento e Puglia, spumanti rosati e bianchi; un&#8217;acquavite e un olio di particolare pregio.<br />
La produzione media annuale è di circa 2,5 milioni di bottiglie. </p>
<p>Nel 1943 nasce il <strong>Five Roses</strong>, il prodotto più conosciuto dell&#8217;azienda e il primo vino rosato ad essere imbottigliato e commercializzato in Italia.<br />
La storia di questo vino viene ricordata ancora oggi come uno degli eventi più significativi del percorso plurisecolare dell&#8217;azienda: una contrada, nel feudo di Salice Salentino, si chiama &#8220;Cinque Rose&#8221;, appellativo dovuto al fatto che, per intere generazioni, i Leone de Castris avevano avuto cinque figli. Sul finire della guerra il generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forze alleate, chiese una grossa fornitura di vino rosato, le cui uve provenivano proprio dal feudo Cinque Rose. Il generale voleva, però, un vino dal nome americano e così nasce &#8220;Five Roses&#8221;.</p>
<p class="didascalia">Fonte: <a href="http://www.leonedecastris.net/" target="_blank">www.leonedecastris.net</a></p>
<p>Il Salento IGT rosato Five Roses Anniversario di Leone de Castris è prodotto interamente con uve autoctone pugliesi: Negroamaro all&#8217;80% e Malvasia nera al 20% (a fronte dei rispettivi 90% e 10% che contraddistinguono il Five Roses tradizionale).<br />
All&#8217;analisi visiva questo vino colpisce per il suo bel colore rosa, carico e vivo (un rosso corallo, oseremmo dire) e per la sua straordinaria limpidezza.<br />
Al naso, fine e gradevole, predominano i sentori floreali e fruttati che spaziano dalla rosa appassita alle note &#8220;ruffiane&#8221; della pesca bianca e dei frutti di bosco maturi. Piacevole la nota alcolica, giustamente presente, ma non predominante sulle altre caratteristiche olfattive che risultano abbastanza intense e abbastanza persistenti.<br />
Al palato, pur risultando un po&#8217; meno complesso e meno lungo rispetto ad altre annate, soddisfa per il suo gusto vellutato e per la netta percezione di quei sentori che già avevano conquistato il nostro naso.<br />
&Egrave; da sottolineare che è stata volutamente degustata una bottiglia del 2004 (61&deg; anniversario). Già dopo due anni dalla vendemmia, normalmente un rosato manifesta la sua fase discendente, ma dovevamo forse immaginare che un vino storico, quale il Five Roses Anniversario, nato in un territorio da sempre considerato patria del rosato, disattendesse le nostre aspettative, mostrandosi equilibrato ed armonico ed emozionandoci con le sue ancora interessanti caratteristiche gusto-olfattive.</p>
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		<title>Giallo Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[Giallo Milano]]></category>

		<category><![CDATA[riso]]></category>

		<category><![CDATA[risotto alla milanese]]></category>

		<category><![CDATA[risotto allo zafferano]]></category>

		<category><![CDATA[risotto giallo]]></category>

		<category><![CDATA[Ristorarte]]></category>

		<category><![CDATA[zafferano]]></category>

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		<description><![CDATA[Giunto alla terza edizione, il concorso celebra uno dei più famosi piatti della cucina meneghina: il risotto "giallo", preparato secondo tradizione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/images/05_2009/giallomilano.jpg"></p>
<p>Nel 2007, il Comune di Milano riconosce la Denominazione Comunale De.Co. al <em>risotto giallo</em> come prodotto tipico milanese, insieme al panettone, alla michetta, alla cassoeula e all&#8217;ossobuco.<br />
Nello stesso anno, su idea di Luca Gaggioli, editore di <a href="http://www.ristorarte.net" target="_blank">Ristorarte</a>, nasce <a href="http://www.giallomilano.net" target="_blank">GIALLO MILANO</a>, progetto volto a rivalutare le radici gastronomiche e culturali del <strong>Risotto alla milanese</strong>.<br />
Il concorso vede la partecipazione di trattorie e ristoranti dell&#8217;area milanese, non necessariamente improntati su una cucina tipica. Tra i molti che si sono candidati viene effettuata una preselezione da parte di un gruppo di assaggiatori. Tre giornate - per quest&#8217;anno 15, 16 e 17 maggio - sono aperte ad una giuria popolare, cui verrà offerto un piatto di risotto giallo, in abbinamento ad un calice di vino lombardo.<br />
Poiché lo scopo della manifestazione è la salvaguardia della ricetta tradizionale, uno dei criteri di selezione deve tener conto di quanto la ricetta proposta dal ristoratore sia aderente a quella tramandata come &#8220;classica&#8221; dalle fonti più autorevoli, cui si è aggiunta nel 2008 la delibera del Comune di Milano che fissa le caratteristiche delle Denominazioni Comunali. Un risotto, pur buono, che si allontani dalla tradizione viene escluso.<br />
Altrettanto rilevante è valutazione complessiva dell’assaggio per ciò che riguarda aroma, sapore, colore e aspetto, cottura, mantecatura. Date le finalità del concorso, la presentazione non deve influenzare il voto finale.<br />
Con questi presupposti vi invitiamo a visitare, il 15, 16 e 17 maggio, i locali partecipanti di cui vi forniremo al più presto l&#8217;elenco. <br />
Il 18 maggio i sei risotti finalisti verranno valutati da una giuria di esperti e, quanto prima, vi forniremo gli aggiornamenti del caso e il nome del vincitore.</p>
<p>Buon risotto a tutti!</p>
<p>Chi fosse interessato a qualche nota storica, può scaricare il <a href="/wp-content/uploads/PDF/risottogiallo.pdf" target="_blank">PDF</a>. Per la ricetta, indicata come De.Co. con delibera approvata dal Consiglio Comunale di Milano, si faccia riferimento <a href="/wp-content/uploads/PDF/risottomilanese.pdf" target="_blank">qui</a>.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/PDF/giallomilano13mag.pdf" target="_blank">Giallo Milano taglia il primo traguardo</a></p>
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		<title>Il fagiolo magico e altre fiaboricette</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 23:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Del Moro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Parole da gustare]]></category>

		<category><![CDATA[Biancaneve e i sette nani]]></category>

		<category><![CDATA[Cenerentola]]></category>

		<category><![CDATA[fagiolo magico]]></category>

		<category><![CDATA[favole per bambini]]></category>

		<category><![CDATA[fiabe per bambini]]></category>

		<category><![CDATA[Loredana Limone]]></category>

		<category><![CDATA[Pelle d'asino]]></category>

		<category><![CDATA[Pinocchio]]></category>

		<category><![CDATA[Raperonzolo]]></category>

		<category><![CDATA[Sarnus]]></category>

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		<description><![CDATA[Loredana Limone inaugura un genere letterario: frutta, ortaggi e verdura... per una buona e sana lettura! ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table>
<tr>
<td><img class="left" src="/wp-content/images/05_2009/fagiolo_magico.jpg" /></td>
<td valign="top" style="margin-top:0px">
<strong>Il fagiolo magico e altre fiaboricette</strong>
<p>
<strong>Autore:</strong> Loredana Limone<br />
<strong>Illustratore:</strong>  Walter Bini<br />
<strong>Editore:</strong> Sarnus, Firenze - 2008<br />
Collana &#8220;Children&#8217;s Corner, 7&#8243;<br />
Pagine:  160 <br />
Prezzo:  8 &euro;
</td>
</tr>
</table>
<p>Concorsi letterari di poesia, un romanzo, <strong><em>Mosaici d&#8217;amore</em></strong>, insignito di due premi letterari, rappresentato a teatro e pubblicato da Foschi Editore nel 2007; e ancora, vari libri di gastronomia. Poi la nascita di un bimbo e Loredana Limone, come tutte le mamme, inizia a raccontare fiabe, solo che lo farà a suo modo, ripescando tra i ricordi di bambina e la passione per la gastronomia maturata negli anni.<br />
Le fiabe sono note a tutti: Biancaneve, Cenerentola, Raperonzolo, Pelle d&#8217;asino, Pinocchio pensate però in chiave moderna. Sarebbe anacronistico, infatti, inculcare nei bambini d&#8217;oggi il concetto della privazione del cibo che è spesso alla base delle favole classiche. &Egrave; pur vero che molte popolazioni soffrono ancora la fame e qui non si vuole certo crescere figli viziati, quanto piuttosto trasmettere loro il rispetto per il cibo, l&#8217;amore per i prodotti della terra, stimolare l&#8217;appetito e la curiosità per il mondo delle pentole.<br />
Con l&#8217;incipit familiare del <em>C&#8217;era una volta&#8230;</em>, Loredana immagina che Cenerentola, allo scoccare della mezzanotte, quando si ritrovò ad indossare i soliti, miseri cenci e una zucca in mano, si mise ai fornelli per cucinarla, così come Biancaneve e i nanetti con un bel cesto di mele. Questo il punto di partenza per creare vere e proprie ricette, basate su ingredienti genuini che solitamente i ragazzi mangiano malvolentieri, ma che sono fondamentali per la loro crescita: frutta, pesce, verdura e ortaggi.<br />
Uno spunto, quindi, per cucinare per i figli e con i figli che, vedendosi catapultati in un mondo fantastico, accettano più volentieri certi alimenti e imparano a nutrirsi in modo corretto.<br />
Non mancano dolci e torte per l’immancabile lieto fine.</p>
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